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OBESITA’ E ATTIVITA’ FISICA

OBESITA’ E ATTIVITA’ FISICA

 

L’obesità è da considerarsi vera e propria patologia, figlia del suo tempo in quanto figura senza alcun dubbio tra le cosiddette “patologie del benessere” , dovuta a fattori genetici, influenze ambientali e fattori sociali. Raramente si tratta di obesità secondarie, cioè dovute ad altre patologie come ad esempio l’ipotiroidismo, l’ipopituitarismo e l’ipercorticosurrenalismo (sindrome di Cushing).  L’obesità è dovuta ad un bilancio energetico positivo. In altri termini, le calorie ingerite con l’alimentazione quotidiana sono superiori alle calorie spese nell’arco della giornata; tutto ciò porta ad un surplus di energie che l’organismo trasforma in grasso e conserva negli adipociti, le cellule che formano il tessuto adiposo, vero e proprio magazzino di riserve energetiche. Un bilancio energetico positivo può essere determinato da una iperalimentazione, quindi eccessive quantità di cibo ingerito, ma anche da una ipoattività. E’ da tempo noto che l’ipoattività fisica giochi un ruolo fondamentale nell’origine dell’obesità. Essa è determinata dalla diffusione di uno stile di vita sempre più sedentario, con prototipi di lavori statici come quello d’ ufficio, abitudini scorrette come l’ uso costante di ascensori, automobili, telecomandi e in generale tutti quei mezzi che portano comodità nella nostra vita.

Si definisce obeso un soggetto il cui eccesso ponderale supera del 20-25% il suo peso ideale o la cui percentuale di grasso corporeo supera il 25% per l’uomo e il 35% per la donna. L’obesità può essere classificata come lieve se l’eccesso ponderale è del 20-40%, media se è del 41-99% e grave quando l’eccedenza ponderale è superiore al 100% del peso ideale.

L’obesità è caratterizzata da un incremento del tessuto adiposo, dato da un aumento numerico (iperplasia) e dimensionale (ipertrofia) delle cellule adipose, nel cui citoplasma aumenta il contenuto lipidico. L’iperplasia si ha nei primi anni di vita e nell’età dello sviluppo: in questi periodi della vita gli equilibri ormonali sono tali da imprimere alla velocità di crescita due grandi accelerazioni (picchi di crescita), soprattutto per quanto riguarda l’aspetto moltiplicativo delle cellule dell’organismo. Al termine della pubertà si viene a determinare il numero di adipociti dell’età adulta, quantità che rimane all’incirca invariato per il resto della vita.

È quindi l’adolescenza il periodo critico in cui si stabilisce il potenziale di obesità di un individuo, dato dal numero di adipociti. In un soggetto normopeso il numero di adipociti è di circa 25-30 miliardi, i soggetti obesi né hanno mediamente tra i 40 e i 100 miliardi. Nell’età adulta sono invece le dimensioni degli adipociti a variare: queste aumentano quando si ingrassa e diminuiscono con il dimagrimento; nei soggetti obesi il volume degli adipociti è circa il doppio di quello dei soggetti normopeso.

L’obesità infantile

L’obesità infantile è in continuo aumento nelle popolazioni ad alto tenore socio-economico, questo è un dato che deve far riflettere, poiché un giovane obeso con ogni probabilità sarà un adulto obeso. Il bambino obeso tende, a causa della sua condizione, ad autoescludersi dalle normali attività ludiche, causando una situazione di ipocinesia motivo di un ulteriore aumento di peso. Si instaura, così, un circolo vizioso di inattività, che porta un bilancio energetico positivo, quindi un aumento dell’ obesità dalla quale consegue una riduzione delle capacità motorie, per giungere poi ad un grado maggiore di inattività. Le maggiori fonti di inattività dei giovani sono la televisione, il computer e i videogames. Il tempo passato dai ragazzi davanti a questi apparecchi, il modello di attività fisica dei genitori e le cattive abitudini alimentari (merendine, patatine e snack fuori pasto), sono in correlazione diretta con l’incremento dell’obesità infantile.

Patologie conseguenti all’obesità

L’obesità accorcia la vita media dell’uomo, essendo un fattore di rischio per lo sviluppo di importanti patologie vascolari come l’aterosclerosi, l’ipertensione arteriosa, l’ischemia del miocardio e l’insufficienza cardiaca. È responsabile inoltre di patologie respiratorie e dismetaboliche come il diabete di tipo II, ancora è causa di malattie articolari come l’artrosi, ed è infine nota la relazione tra l’obesità e l’insorgenza delle malattie neoplastiche (tumori).

Terapia dell’obesità

L’obesità è un problema che può e deve essere risolto. Le vie terapeutiche più efficaci sono due:

  1. Modificare la dieta dal punto di vista quantitativo e qualitativo , cioè riducendo la quantità di calorie ingerite quotidianamente con l’alimentazione e soprattutto facendo attenzione che la dieta sia equilibrata nell’apporto dei tre macronutrienti carboidrati, proteine e grassi;
  2. Aumentare il metabolismo con l’esercizio fisico o altre attività.

La strategia vincente per la riduzione dell’eccesso ponderale è rappresentato dall’associazione di questi due metodi, che portano effetti più rapidi e soprattutto duraturi. Idealmente la riduzione del grasso corporeo dovrebbe essere ottenuta senza essere accompagnata da una concomitante perdita di proteine, acqua, minerali e vitamine. Diete molto drastiche possono avere effetti catabolici, incidendo sulla massa magra, in particolare sulla massa muscolare, portando un abbassamento del metabolismo basale, quindi una riduzione della capacità di bruciare calorie. Questo effetto può essere ridotto associando alla dieta l’esercizio fisico. Studi sperimentali dimostrano che i soggetti sedentari, con l’incremento del livello di attività fisica, presentano una diminuzione dell’appetito. Esiste infatti una soglia di attività fisica al di sotto della quale l’appetito non si correla con il grado di esercizio, mentre al di sopra di questa soglia, l’appetito sembra ricorrelarsi (aumentando la spesa energetica in maniera significativa, aumenta il fabbisogno energetico).

Il costo dell’esercizio fisico per gli obesi 

Di fondamentale importanza è capire quali sono i problemi che comporta lo stato di obesità nell’attività fisica. Andando ad analizzare come reagiscono all’esercizio fisico, emerge che il rendimento dei soggetti obesi è nettamente inferiore a quello dei coetanei magri, causa di ciò è il più elevato costo metabolico dell’esercizio, conseguente al trasporto di una massa corporea maggiore. Durante l’esercizio fisico lavorano con percentuali più alte di frequenza cardiaca massima ed anche la pressione arteriosa è eccessivamente elevata rispetto ai magri di pari età, questo per le maggiori resistenze periferiche da vincere. Gli obesi sono sottoposti ad un aumentato stress articolare soprattutto a carico degli arti inferiori, presentano delle masse muscolari non adeguate, rese meno toniche dalla minore propensione al movimento ed hanno un maggiore consumo di ossigeno. A questi si aggiungono i problemi dovuti alla ridotta stimolazione del sistema nervoso, che si evidenziano nella deficitaria coordinazione, nella minore capacità di risoluzione dei compiti motori e nella rallentata capacità di apprendimento motorio

L’importanza dell’esercizio fisico nella cura dell’obesità 

L’esercizio fisico praticato razionalmente, in maniera programmata e con continuità, oltre alla perdita dell’eccesso ponderale, apporta nel tempo degli adattamenti fisiologici molto importanti nella terapia dell’obesità. Tutti i tessuti, organi e sistemi si adattano agli stimoli esterni, ma con tempi diversi gli uni dagli altri. Gli adattamenti più immediati sono quelli a carico dell’apparato locomotore, con l’aumento del tono e della massa muscolare per una migliorata sintesi proteica, di seguito migliora la qualità del tessuto tendineo, c’è un aumento dell’idratazione, del collagene e della quota glicoproteica. Migliorando il metabolismo delle ossa e delle cartilagini, anche il tessuto osseo e le superfici articolari vanno incontro ad adattamenti. A livello osseo migliora il metabolismo del calcio, il che porta ad un aumento della densità ossea e della capacità di resistenza meccanica. Le articolazioni sono meglio nutrite e lubrificate dal liquido sinoviale (presente in ogni articolazione), dando luogo ad un positivo inspessimento delle cartilagini articolari. Adattamenti a più lungo termine ma di fondamentale importanza si verificano a carico dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio. Aumenta la capacità contrattile del muscolo cardiaco, di conseguenza aumenta la gittata cardiaca e diminuisce la frequenza cardiaca a riposo. Aumenta il trofismo dei vasi che acquisiscono maggiore elasticità, migliora la capillarizzazione quindi c’è l’aumento del sangue in periferia e soprattutto una diminuzione delle resistenze periferiche e della pressione arteriosa. Migliora la capacità respiratoria, grazie all’aumento dell’ampiezza degli atti respiratori, dovuti ad una migliorata mobilizzazione della gabbia toracica. Aumentano gli scambi gassosi al livello degli alveoli polmonari, aumenta la capacità di trasporto dell’ossigeno nel sangue e la capacità di cederlo in periferia agli organi.

L’esercizio per il calo ponderale 

C’è da stabilire con che intensità di lavoro praticare l’attività fisica. Bisogna capire che non è utile per il calo ponderale un lavoro breve ad alta intensità, poiché stanca velocemente e non incide efficacemente sulla spesa energetica che risulta ridotta. I substrati energetici utilizzati con questa intensità provengono solo in minima parte dai grassi ed in massima parte dal glicogeno muscolare ed epatico. L’intensità di lavoro da ritenersi ideale per il calo ponderale, quindi per bruciare i grassi è un’intensità bassa, all’interno della soglia aerobica, tra il 60 e il 70% della propria frequenza cardiaca massima. A questo livello si produce inoltre un lieve incremento del tono muscolare ed inizia l’adattamento cardiovascolare.  Il tempo da dedicare ogni volta all’attività fisica deve essere non meno di 30-45 minuti, per una frequenza settimanale di minimo tre volte, alternando un giorno di riposo ed uno di lavoro. Questo ritmo di lavoro è applicabile a qualunque attività si decida di praticare.  Per migliorare la qualità e la velocità di dimagrimento, questo lavoro aerobico può essere integrato con un’attività anaerobica di potenziamento muscolare, soprattutto dei grossi gruppi muscolari. Con un incremento delle masse muscolari c’è un importante aumento del metabolismo basale, quindi aumenta la capacità di combustione delle riserve energetiche dell’organismo (in special modo i grassi). Altro aspetto positivo del potenziamento muscolare è la maggiore stabilizzazione delle articolazioni, in particolare per gli arti inferiori che sono i più stressati dal carico corporeo.

Criteri di scelta dell’attività fisica 

Nella scelta di una attività fisica bisogna tenere in considerazione il grado di efficacia di questa nella riduzione del grasso, la praticabilità e il divertimento. Il calo ponderale è tanto maggiore quanto maggiori sono le masse muscolari coinvolte, questo avviene per esempio in attività come la corsa, il nuoto e la ginnastica artistica. È da tener presente che esistono delle limitazioni fisiche e psicologiche per gli obesi in alcuni sport “di terra” come la corsa, il calcio e il basket. Specialmente nei primi periodi di attività infatti, l’obesità rappresenta un limite per l’efficienza della prestazione, quindi comporta un danno psicologico e una sollecitazione eccessivamente gravosa per le articolazioni soprattutto degli arti inferiori. Ci sono sport come il nuoto e il ciclismo che sono sempre raccomandabili poiché comportano una grande spesa energetica ma non un altrettanto grande stress articolare. Con l’allenamento gradualmente viene a crescere l’efficienza fisica dell’individuo, progressivamente scompaiono i limiti fisici alla prestazione. Il peso corporeo diminuisce e migliora la composizione corporea (rapporto massa magra/massa grassa), aumentano la forza, la resistenza e migliora l’abilità motoria. Tutto ciò porta all’abbattimento dei limiti psicologici spesso freno dei soggetti obesi, c’è una crescita dell’autostima e della fiducia in se stessi. A rinforzare questi risultati oltre alla migliorata capacità di prestazione, contribuisce anche il miglior aspetto fisico ottenuto con l’esercizio ed una corretta alimentazione.

 

Fonte: www.benessere.com

5 Moments You Can Steal For A Quick Workout During The Holidays

5 Moments You Can Steal For A Quick Workout During The Holidays

 

 

 

The busiest time of the year is also the hardest time of the year to fit in your workouts. We get it! Between the shopping, the parties and the family gatherings—it can be super hard to catch a break in the day to work up a sweat. Our number one goal is to help you make healthy happen and the best way to do it is by finding the moments you can spare to get your heart rate pumping!

Here are a few of our favorite times to sneak in some calorie burning, like when you…

Are Waiting for the Laundry to Dry

You transferred the laundry over and finished folding the latest load. While you’re waiting for the dryer to beep with your next, why don’t you take a few minutes to do a mat work out? Mountain climbers, pushups, planks—they can all be done on the floor without needing any equipment!

Wake Up a Few Minutes Early

When you wake up before the sun, you have two choices—turn over and catch a few extra ZZs OR get up and start your day with a little exercise. Start with a good stretch and move on to some core exercises on your floor. Russian twists, marching planks and donkey kicks are all great exercises to start your day off right!

Put on Netflix, but Don’t Chill

Sometimes you just need a night to binge your favorite shows and relax from all the chaos the holidays can bring. Instead of heading to the couch with a bowl of popcorn, take it to the floor instead and start feeling the burn. Try a wall sit and time yourself. However long you can stand it, try and beat it on your next round!

Are Santa’s Helper

Wrapping presents can sometimes feel like a workout, but we’re challenging you to take it up a notch in between gifts! After each present wrapped, take a moment to work out—from scissor kicks to pelvic lifts, there are so many great floor exercises you can do to make the most out of your trip to Santa’s workshop.

Take Your Lunch Break

A 9-5 can make it difficult to stay active and get your blood pumping during the day. We totally understand, which is why we’re sharing a few ideas for you to get your heart rate up in between emails and deadlines. Try doing a few reps of chair squats, tricep dips or challenge yourself to a minute of high knees! Some days you won’t be able to find the time, but when you can—get burnin’.

 

Fonts: blog.anytimefitness.com

Opinioni – Corso Commerciale Base: SVILUPPO DELLA COMUNICAZIONE IN UN CENTRO FITNESS di Daniela Volpe @ Milano 17-18 Novembre 2018

Marzia M.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Ho appreso quali sono le leve strategiche che fanno cambiare idea ad una persona.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Assolutamente si perché aiuta a comunicare nella maniera giusta con le persone.

 

Matteo C.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Sono riuscito a comprendere un metodo, al quale mi dovrò applicare per farlo mio, ma che mi è piaciuto e mi è risultato molto interessante per il mio lavoro.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Perché mi ha aiutato a capire molti, se non tutti, gli aspetti che mi davano dubbi. Quindi penso che sia un corso veramente valido.

 

Valentina T.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Ho appreso nuovi contenuti che prima avevo sottovalutato.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Questo corso mi ha fatto riflettere sui passaggi sbagliati che facevo, e che da domani non farò più. Si consiglieri questo corso.

Valeria R.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Ho appreso tecniche di vendita e di comunicazione nuove, avendo molti spunti su cui lavorare. Impressione più che positiva, relatrice competente, chiara e ferrata.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Si, da un metodo per implementare il fatturato.

 

Margot B.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Ho appreso quali sono le mie difficoltà e le mie convinzioni che devo modificare per raggiungere un buon risultato.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Si, aiuta a crescere e aprire la mente, aiuta a capire i propri errori e motiva.

 

Elisa M.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Dal corso ho potuto imparare quanto sia importante avere uno schema mentale ben preciso da utilizzare con ogni cliente (da modulare con ogni persona) che mi permetta di raggiungere in tempi brevi l’obiettivo.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Si, lo consiglierei. È un corso che insegna molto, apre la mente e permette di mettersi in gioco, attraverso esercizi di gruppo, decisamente utile.

Un quarto della popolazione mondiale non fa abbastanza esercizio fisico!

Un quarto della popolazione mondiale non fa abbastanza esercizio fisico!

 

UN PIANETA abitato da persone sempre più pigre e, per questo, destinate ad ammalarsi con maggior frequenza. Sono, infatti, 1,4 miliardi le persone in tutto il mondo che non fanno abbastanza attività fisica mettendo a rischio la loro salute. Il dato (che si riferisce al 2016) arriva da uno studio condotto dai ricercatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicato oggi su The Lancet Global Health journal. Le donne sono meno attive rispetto agli uomini e i paesi più ricchi sono quelli in cui la sedentarietà è maggiore. I dati sui livelli di attività fisica, che risultano invariati rispetto al 2001, destano preoccupazione tra gli esperti del settore perché è ormai noto che l’inattività comporta un maggior rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, demenza e alcuni tumori. Se la tendenza continuerà in questa direzione, l’obiettivo di raggiugere entro il 2025 una riduzione del 10% dell’inattività fisica globale non sarà raggiunto. “A differenza di altri importanti rischi per la salute globale, la sedentarietà non sta diminuendo e oltre un quarto di tutti gli adulti non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica per una buona salute”, avverte l’autore principale dello studio, Regina Guthold dell’OMS.

• PAESI PIU’ RICCHI, MA PIU’ SEDENTARI 
La ricerca dell’Oms è stata realizzata basandosi sui dati auto-riferiti relativi ai livelli di attività fisica inclusa quella svolta al lavoro, a casa, per spostarsi e durante il tempo libero in adulti dai 18 anni in poi in 168 paesi. Ne è emerso che i livelli di attività fisica insufficiente sono più del doppio nei paesi ad alto reddito rispetto a quelli a basso reddito e sono aumentati del 5% nei paesi più ricchi tra il 2001 e il 2016. Complessivamente il 16% dei paesi a basso reddito ha fatto registrare livelli insufficienti di attività fisica rispetto al 37% di quelli ad alto reddito. I paesi più pigri sono stati il Kuwait (67%), le isole Samoa (53%), l’Arabia Saudita (53%) e l’Iraq (52%), dove più della metà degli adulti non sono risultati sufficientemente attivi. Ma non va molto meglio neppure nei paesi nei quali ci si aspetterebbero risultati diversi: il 40% degli adulti negli Stati Uniti, il 36% nel Regno Unito e il 14% in Cina non si muovono abbastanza. I paesi più attivi, invece, sono stati l’Uganda e il Mozambico che hanno fatto registrare solo il 6% di livelli inadeguati di attività fisica. Nei paesi più ricchi, comunque, la transizione verso occupazioni più sedentarie, attività ricreative e trasporti motorizzati potrebbe spiegare i più alti livelli di inattività mentre in quelli a basso reddito ci si muove di più anche semplicemente per recarsi a lavoro.

• LA SITUAZIONE IN ITALIA 
E per quanto riguarda l’Italia? Il report ci dice che il 41,4% della popolazione adulta italiana non fa abbastanza attività fisica. “Certo non siamo tra i peggiori – commenta Fabio Pigozzi, Rettore e Professore Ordinario di Medicina Interna e specialista in medicina dello sport, Università degli Studi di Roma Foro Italico – ma gli italiani sono ancora poco educati sull’importanza dell’attività fisica. Molto si sta facendo ma è fondamentale cercare di stimolare il movimento in forma organizzata già da bambini a partire dalla scuola dove purtroppo l’educazione fisica non è sempre offerta in modo adeguato”.

• DONNE MENO ATTIVE DEGLI UOMINI 
Anche se la maggior cura che le donne hanno per il proprio aspetto fisico potrebbe far pensare che siano più attive, in realtà la ricerca dell’Oms svela proprio il contrario: in tutti i paesi, infatti, 1 donna su 3 (32%) e 1 uomo su 4 (23%) non fanno abbastanza attività fisica. Come mai queste differenze?  “Affrontare queste disuguaglianze nei livelli di attività fisica tra uomini e donne – ha spiegato la co-autrice dello studio, Fiona Bull dell’OMS – sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi di attività fisica adeguata in tutto il mondo e richiederà interventi per promuovere e migliorare l’accesso delle donne a opportunità che siano sicure, accessibili e culturalmente accettabili”. Concorda anche il professor Pigozzi: “Bisogna tener presente che non tutte le donne, nelle varie aree del mondo e dell’Italia, hanno le stesse possibilità economiche e in molti casi non c’è neppure il tempo per dedicarsi all’attività fisica perché spesso sono occupate tra lavoro, figli e casa”.

• IL ‘TAGLIANDO’ PRIMA DI ISCRIVERSI IN PALESTRA 
Cosa fare allora per incentivare l’attività fisica? “Poiché è inevitabile che nei paesi industrializzati, il movimento legato alle attività professionali e alla cura della casa diminuisca – risponde Pigozzi – è importante ritagliarsi uno spazio da dedicare al movimento ogni giorno. Quindi, ora alla ripresa delle attività lavorative e scolastiche, è bene fare un ‘tagliando’ sottoponendosi ad una visita medica sportiva e se si hanno più di 35 anni anche ad un test sotto sforzo con il cicloergometro. Così poi si può iniziare a svolgere regolarmente attività fisica iscrivendosi in palestra o in un circolo sportivo”.

• QUANTA ATTIVITA’ FISICA FARE OGNI GIORNO
I livelli raccomandati di attività fisica per mantenersi in buona salute sono stati stabiliti dall’Oms e sono davvero alla portata di tutti perché si tratta di fare ogni settimana almeno 150 minuti di intensità moderata o 75 minuti di attività fisica ad alta intensità: “Questo obiettivo – sottolinea il medico dello sport – vale dai 18 ai 65 anni ed è facilmente raggiungibile da tutti perché si tratta di  meno di mezz’ora al giorno, quindi non tantissimo. Attenzione, però, a non concentrare tutto il movimento nel week-end: è fondamentale distribuire il carico di lavoro nel corso della settimana perché solo così avremo degli adattamenti positivi dell’organismo”. Per attività moderata si intende anche semplicemente una camminata a passo veloce percorrendo 6-7 chilometri l’ora.

• I RISCHI DELLA SEDENTARIETA’
Ormai numerose ricerche hanno dimostrato che non svolgere attività fisica in maniera costante ci espone ad un rischio maggiore di ammalarci. “Sappiamo che oggi il 70% dei decessi sono dovuti ad errati stili di vita tra cui rientra la sedentarietà che, infatti, è la quarta causa di mortalità – conclude Pigozzi. Chi non si muove regolarmente corre un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, demenza e alcuni tipi di tumori tra cui colon-retto, seno e prostata. Muoversi è fondamentale a qualunque età perché l’attività fisica facilita anche il mantenimento dell’autonomia funzionale che dovremmo conservare fino all’ultimo giorno della nostra vita”.

• IL PIANO DI AZIONE GLOBALE DELL’OMS 
La necessità di adottare politiche internazionali che incentivassero l’attività fisica è al centro del Piano d’azione globale dell’OMS sull’attività fisica (2018-2030) che si chiama proprio
“Più persone attive per un mondo più sano”. Il Piano, lanciato nel giugno 2018, raccomanda una serie di 20 azioni politiche con l’obiettivo di creare società più attive migliorando gli spazi e i luoghi per l’attività fisica e aumentando i programmi e le opportunità per persone di tutte le età e condizioni fisiche per fare più passeggiate, andare in bicicletta, fare sport, attività ricreative, danza e gioco. Insomma, una sorta di road map che indica a tutti i paesi le azioni necessarie per ridurre l’insufficienza di attività fisica negli adulti e negli adolescenti. La pubblicazione di questo studio anticipa la terza riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili e i loro fattori di rischio, tra cui l’inattività fisica, che si terrà il prossimo 27 settembre  a New York.

Fonte : www.repubblica.it

L’appello degli esperti: “Detassiamo la palestra per prevenire il diabete”

L’appello degli esperti:

“Detassiamo la palestra per prevenire il diabete”

 

BERLINO – Gli hanno assegnato la Claude Bernard, la lettura iniziale della cerimonia di apertura, quella che non ha eventi sovrapponibili perché è il momento in cui la comunità scientifica si incontra per riflettere sull’argomento di punta del congresso. E se il congresso è quello annuale dell’Easd, la società europea per lo studio del diabete, il titolo della presentazione è “La prevenzione del diabete di tipo 2, un sogno che diventa realtà”, e chi parla è una istituzione come il finlandese Jaakko Tuomilehto, appare chiaro come si voglia andare oltre il semplice consigliare tutte le attività che possono prevenire la malattia.

In Finlandia si partiva da un rischio cardiovascolare altissimo ma in soli dieci anni quel rischio è stato abbattuto del 70%. Come? Intervenendo a gamba tesa sullo stile di vita. Perché modificare lo stile di vita – banalmente mangiando meglio e muovendosi con regolarità – funziona meglio e più dei farmaci. E ha un effetto di lunga durata, che arriva addirittura a dieci anni, che i farmaci non hanno, quando vengono sospesi.

 

Ovviamente anche intervenire sugli stili di vita ha un costo. Ma, come fa notare il presidente della Società italiana di diabetologia, Francesco Purrello, un diabetico costa tremila euro all’anno al nostro sistema sanitario, contro i 1500 di un non diabetico. E moltiplicando quei tremila euro per i quattro milioni di malati italiani si arriva a una cifra spaventosa. Che potrebbe essere ridotta e abbattuta, facilitando le buone abitudini.

“Per esempio si potrebbe provare con una detrazione fiscale della palestra – ipotizza Purrello – se spendiamo tanti soldi per la gestione delle complicanze spendiamo male i nostri soldi. Dobbiamo pensare a bloccare questo aumento esponenziale di malati, che sembra inevitabile e al quale sembriamo quasi rassegnati. Invece possiamo fare qualcosa, e siamo pronti, come diabetologi, a offrire il nostro aiuto alle istituzioni. Ma non c’è più tempo da perdere”.

Che fare dunque? E basta la palestra? “IN Finlandia hanno ottenuto ottimi risultati anche con una attività fisica moderata, come trenta minuti di passeggiata al giorno – continua Purrello – il punto è cambiare stile di vita, mangiare seguendo la nostra dieta mediterranea, come è stato fatto in Finlandia per ottenere quei risultati fantastici, e muoversi. Non solo palestra, ma muoversi come modifica al proprio stile di vita, far le scale, andare a piedi, non stare troppo a lungo seduti in ufficio. Per avere benefici basta perdere il 5-7 per cento del proprio peso. E anche i pazienti anziani beneficiano di questi effetti”. Uno stile di vita sano ha effetti a tutte le età. E non è mai tardi per cambiare.

Fonte : www.repubblica.it

Opinioni – Corso Commerciale Base di Daniela Volpe @ Milano 1-2 Settembre 2018

Stella C.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Oggi ho appreso le tecniche di vendita da applicare durante la trattativa in modo molti approfondito e concreto.
Mi è rimasto impresso il discorso sull’importanza delle pause durante la trattativa.
Inizierò ad applicare subito queste tecniche da domani.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Certamente perché Daniela è riuscita a mantenere l’attenzione di di tutti noi con il suo nodo coinvolgente e con le sue chiare spiegazioni.

 

Chiara P.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Ottime impressioni, ho appreso in maniera ancora più approfondita quali sono le mie lacune e i miei punti deboli aiutandomi a trovare la chiave del successo.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Si, lo consiglierei perché con Daniela ti si apre un mondo dove non solo ti fa capire su cosa migliorare, ma ti trova la soluzione e la via più facile per seguire il metodo e arrivare al 100% di apertura.

 

Miriam P.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Ho approfondito alcuni punti che con il tempo ho tralasciato nelle mie trattative.
Oggi ho capito che serve sempre rispolverare dei concetti perché ogni volta c’è qualcosa su cui riflettere.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Si certo lo consiglio, perché non si smette mai di imparare, o meglio perfezionarsi.

 

Daniela D.T.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Ho appreso da questo corso che tutto dipende da noi.
Che devi saper entrare in empatia con le altre persone.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Consiglierei questo corso perché ti apre la mente a un nuovo modo di vedere e di essere quando vendi .

 

Gianluca N.

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Come impostare l’accoglienza e la trattativa con il cliente in modo da ridurre al minimo il margine di errore e riuscire a indirizzare verso la più proficua vendita e massimizzando le aperture.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Da le basi su un efficace approccio con la clientela eliminando o smussando atteggiamenti controproducenti all’obbiettivo finale. (vendita)

 

Giovanna D.V

Cosa ho appreso oggi, quali sono le mie impressioni del corso?

Le mie impressioni sul corso sono molto positive, in linea con le mie aspettative.
Vado via sicuramente con le idee più chiare, una nuova energia per affrontare le giornate lavorative e delle nozioni interessanti a livello commerciale ma sopratutto psicologico.

Consiglieresti questo corso? Perché?

Perché ti regala, se si ha una partecipazione aperto e “attiva”, una visione nuova e un approccio diretto e efficace di questo mondo lavorativo.